CIBO, TORNIAMO AMICI?

Ovvero uscire dai disturbi alimentari

 

Francesca e Laura hanno 30 anni, sono due persone belle e solari. Mangiano di gusto e amano il loro corpo.

Fino a qualche anno fa però le cose erano molto diverse e, pur non conoscendosi, avevano una cosa in comune: il cibo era il loro peggior nemico.

Francesca viveva in un clima costante di allarme che le persone intorno a lei creavano; “sei troppo magra, rischi di morire” le dicevano, così lei aveva iniziato gradualmente a ridurre il cibo. Doveva perdere alcuni chili!  Ma chissà perché l’obiettivo sembrava sempre più lontano e, contrariamente a quanto le dicevano gli altri, lei si vedeva sempre grassa.

Davanti al piatto la fame c’era, eccome… ma era la paura di mangiare ad essere più forte.

Per Laura invece l’allarme era dentro di sé. Sì, gli altri riconoscevano le sue rotondità abbondanti, qualcuno glielo faceva anche notare, ma Laura aveva imparato a mostrarsi indifferente a tutto questo. Ciò che invece non le lasciava via di scampo erano le tentazioni dell’abbuffata.

Non era la fame a muoverla ma la sensazione di piacere nel divorare tutto quello che trovava.

Fino a quando Laura ebbe un’idea apparentemente risolutiva: indursi il vomito dopo l’abbuffata. Quale modo migliore, seppure disgustoso, per mangiare senza limiti e non ingrassare?

La cosa strana, che Laura segretamente celava come un prezioso amante, fu il piacere che ad un certo punto le procurava mangiare e vomitare - gli altri non potevano capire - non si trattava più di vomitare per aver mangiato ma di mangiare per poter vomitare.

 

MANGIARE CON PIACERE E NON INGRASSARE E’ POSSIBILE

 

L’intervento psicologico di tipo Strategico, nel caso di disturbi alimentari, mira al  “riappacificamento” tra la persona e  il cibo in modo che questo torni ad essere veicolo di piacere “senza gli effetti collaterali” che il paziente dichiara di temere. 

L’obiettivo finale  è tornare a vivere il gusto del buon cibo mantenendo la forma fisica che la persona più desidera per sé stessa.

 


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I QUATTRO DISTURBI ALIMENTARI

 

1. ANORESSIA

Riduzione drastica di assunzione di cibo da parte della persona; può accompagnarsi ad un eccessivo esercizio fisico (exercising) , uso di lassativi o induzione del vomito per ottenere una magrezza che la persona però sente di non raggiungere mai (in quest’ultimo caso, se il vomito viene reiterato in modo compulsivo, la struttura del problema subisce delle modifiche, così come l’intervento psicologico – vedi sindrome da vomiting più sotto)

Questa astinenza da cibo ( che spesso però si accompagna all’astinenza di qualsiasi altra forma di piacere) diviene nel tempo la gabbia dalla quale la persona sente di non riuscire ad evadere.

Spesso la ragazza (l’anoressia ha un incidenza  maggiore nella popolazione femminile) non vuole farsi aiutare, perciò i genitori possono rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta qualora le loro tentate soluzioni per aiutare la figlia non funzionino (insistere sul mangiare, sgridare, esortarla a riconoscere la sua magrezza..).


2. BULIMIA

Irrefrenabile compulsione a mangiare; spesso non vi è nemmeno più l’attenzione a cosa viene ingerito, l’importante è abbuffarsi. Il cibo diventa il rifugio di problematiche che la persona sente di non poter affrontare. A volte la persona riesce a seguire dei periodi di dieta, con buoni risultati, per tornare però poi al bisogno irresistibile di abbuffarsi; il tutto accompagnato da sbalzi di umore.


3. SINDROME DA VOMITING (Bulimia Nervosa)

Nell’ambito della psicologia strategica, la così detta bulimia nervosa (che altri approcci considerano una semplice variante della bulimia sopra descritta) ossia la reiterazione di abbuffate seguite da condotte di eliminazione tramite il vomito, viene considerata una patologia a sé stante, distinta per struttura e cura da altre sindromi alimentari. Ciò che infatti nasce come metodo per dimagrire o mantenere la linea continuando a mangiare (il vomitare appunto) diviene, se reiterato, fonte di travolgente piacere che solo chi lo vive e sperimenta può provare. Per la persona il mangiare per vomitare diventa una sorta di “rituale erotico” a cui risulta difficile rinunciare.

Il fatto che i metodi di cura tipici della bulimia e anoressia risultino scarsamente o per nulla efficaci in questi casi dimostra che tale problematica necessiti effettivamente di una diagnosi e di un trattamento a sé stanti.


4. BINGE EATING (Sindrome da alimentazione incontrollata)

Si tratta di periodi di digiuno estremamente restrittivo seguiti da gigantesche abbuffate. L’astinenza da cibo permette di riparare all’abbuffata ma inevitabilmente prepara anche all'abbuffata successiva, in un circolo vizioso tra controllo e perdita di controllo. Spesso tali periodi di digiuno estremo permettono alla persona di mantenere il peso corporeo costante per cui non necessariamente si accompagna a sovrappeso.

 

ALTRI DISTURBI ALIMENTARI

Altre condotte alimentari rigide che la persona o i familiari di essa possono vivere come problematiche, rientrano in realtà, secondo la visione strategica, nella sfera di disturbi fobici – ossessivi e come tali vengono trattati. Ne è un esempio l’ortoressia (ossessione per i cibi sani) .

 

Letture consigliate:

  • “Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo. Guarire rapidamente dalle patologie alimentari” di G.Nardone; edizioni BUR
  • “La dieta paradossale” di G.Nardone; edizioni
  • “Mangia, muoviti, ama” di G.Nardone, L.Speciani; edizioni Ponte alle Grazie
  • “Uscire dalla trappola. Abbuffarsi vomitare torturarsi: la terapia in tempi brevi” di G.Nardone, M.Selekman; edizioni Ponte alle Grazie
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